Anno C – 1a domenica del Tempo di Quaresima
Lc 4,1-13
FRAMMENTO DI VANGELO
Basta un frammento di Vangelo, una parola, un verbo, un aggettivo per rapire il tuo sguardo e poi la tua mente e poi il tuo cuore e ritrovare così in esso il lieve soffio di un passaggio, quello di Gesù, che ancora si intrattiene con te e a te parla di Sé e delle cose del Padre suo e, ora, del Padre tuo. In un frammento di Vangelo hai possibilità di scoprire, e finalmente di abitare, il tutto dell’amore di Dio.
45 Allora il diavolo disse a Gesù:
«Se tu sei il Figlio di Dio…».
IL FILO ROSSO DEL VANGELO
Ciò che ti attraversa e che lega la tua storia personale a quella di Gesù, un pensiero, un’emozione, uno sguardo verso il cielo, il tuo trattenerti in meditazione e in preghiera su un frammento di Vangelo, via via si trasforma nel filo rosso di una passione, la tua, un filo che al suo passaggio attraversa i mille intrecci del tuo vissuto personale e che tutto di te lega alla trama di una relazione che fa della tua vita il ricamo amorevole del Padre.
Dal granello di sabbia al passo dell’elefante
tutto è memoria nella mia vita, quando
dentro il mio viaggio cerco amore,
per amare l’amore di un sogno di presente,
oltre montagne e strapiombi di passato…
Ogni desiderio ha una partenza nell’orologio del cuore
e un arrivo di piedi dentro un tempo che ora non conosco,
dopo essermi scritto addosso centimetri di mie verità,
perché ciò che mi appartiene non sia dolore
ma passi sudati di cambiamento e di arrivo,
per entrare e per respirare dentro un amore puro.
Non posso vivere di paure, di attaccamenti,
di separazioni, di abbandoni… e di morte.
Un poco oltre il superamento di questi conflitti
ecco che inizio a conoscere il mio silenzio,
la gioia e la purezza di questo mio andare,
viaggiare e varcare lunghissimi istanti di me
verso quell’infinito che non ha tempo se non in Te.
Tu mi ricordi che importante è viaggiare dentro,
un cammino interiore, dal desiderio alla ricerca,
per dare valore nobile alla mia esistenza,
senza più armadi pieni di valige piene di idee,
vissuti di pelle che non mi appartengono e che altri
hanno messo lì, tanto per riempire di loro la mia vita.
Tu mi dici che nella nobiltà del silenzio
è possibile scoprire la nobile fertilità del deserto,
lo spessore solubile delle tentazioni, da quelle superficiali
a quelle profonde di memorie allungate;
tentazioni che recidono le radici del mio essere
e che mi incatenano ai secondi delle mie fragilità,
e che tentano disperatamente di fare di me e della mia vita
un vivere in un museo, tra stanze impolverate di memorie.
Se in un attimo il mio tutto vive dentro e fuori di me,
abitare le domande mi salva la vita; è rinascita di senso;
è scoperta di come credere ancora alla tua paternità;
è misura di quanto sentirmi sicuro sulle tue spalle;
di come continuare oggi a solcare il mio piccolo sentiero,
anche se gli altri vorranno fermarsi perché, forse,
non sono ancora pronti all’intensità del tuo amore.
A ogni angolo di strada, che racconta come io e tutti
non siamo figli e figlie di nessuno, ma unicamente di Te,
la vita non è mai la stessa, l’amore non si ferma mai,
qui dove nel mio deserto il mio silenzio ora tu lo senti
gridare e riecheggiare nel tuo cuore di Padre.
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