LECTIO SINODALE – 005
su At 1,12-14
ieri CHIESA OGGI domani
alla riscoperta di Gesù, il Risorto,
vivo dentro la sua Chiesa
SEGNO DI CROCE E SILENZIO
Dopo il segno di croce inizia questo momento di ascolto della voce del Signore, raccogliendoti in un istante in silenzio.
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Invoca su di te e sulla tua vita la luce e la forza dello Spirito santo.
LA SACRA PAGINA
At 1,12-14 – versione TILC
12 Allora gli apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e ritornarono a Gerusalemme. Questo monte è vicino alla città: a qualche minuto di strada a piedi. 13 Quando furono arrivati, salirono al piano superiore della casa dove abitavano. Ecco i nomi degli apostoli: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone che era stato del partito degli zeloti, e Giuda figlio di Giacomo. 14 Erano tutti concordi, e si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria, la madre di Gesù, e con i fratelli di lui.
ALLA SCUOLA DI LUCA
Il commento qui di seguito ti potrà aiutare a capire la situazione e l’ambiente in cui si svolge il fatto narrato e il perché della scelta delle parole in esso riportate.
Ci troviamo di fronte al primo testo del Nuovo Testamento in cui ci viene presentata la prima riunione degli Apostoli senza la presenza di Gesù. Questa riunione dimostra da una parte la comprensione del significato dell’ascensione e dall’altra offre un anticipo di quella che sarà la comunità dei discepoli del Signore dopo la Pentecoste.
v. 12
«Allora gli Apostoli lasciarono il monte degli Ulivi e ritornarono a Gerusalemme». È questa una notizia che in riferimento al racconto dell’ascensione del Signore ci giunge posticipata e che soltanto ora ci fa conoscere il luogo da cui Gesù, pronunciate le sue ultime parole, «fu assunto al cielo».
Il monte degli Ulivi diventa così un punto di riferimento fondamentale per coloro che abbracciano la fede in Gesù, Messia promesso. È qui che si posa la gloria del Signore quando esce dalla città santa distrutta in seguito al moltiplicarsi dei peccati (cfr. Ez 11,23), ed è qui che il Signore poserà i suoi piedi alla fine dei tempi (cfr. Zc 14,4); da qui Gesù invia i suoi discepoli a prendere il puledro per il solenne ingresso in città (Lc 19,29), predice la distruzione di Gerusalemme (Mc 13,2-3), s’incammina verso la morte dopo avere sofferto l’agonia (Lc 22,38-46). Collegato a questo monte, dunque, il Vangelo descrive scene ricche di significato per la vita del nostro Redentore. Il monte è pertanto il luogo di partenza per la croce e per la gloria del cielo: è un primo accostamento di due realtà che s’identificano nel racconto che ce ne fa l’Evangelista Giovanni ai capitoli 18 e 19 del suo Vangelo, due realtà – passione e gloria – che diventano caratteristiche di ogni itinerario di fede, di ogni cammino di ascesi.
Partendo dal monte degli Ulivi, possiamo affermare che il ritorno in città degli Apostoli realizza pienamente il comando di Gesù di riprendere in Gerusalemme (At 1,4) la vita ordinaria in attesa del dono dello Spirito e, una volta ricevuto, portare la testimonianza di Cristo in tutta la terra e lungo i secoli della storia. La strada che gli Apostoli percorrono per ritornare in città, anche se breve (880 m), passo dopo passo si carica di ricordi legati alla persona di Gesù che un tempo aveva condiviso con loro la sua missione itinerante. Questo breve tratto di cammino assunse dunque un’importanza decisiva per il cammino della Chiesa nel mondo: i discepoli percorrono il sentiero per ubbidire al comando esplicito del Signore (1,4); la Chiesa dovrà prendere le mosse da Gerusalemme, la città che Dio pone nel mondo come simbolo del suo popolo sia nell’Antico che Nuovo Testamento.
v. 13
«Quando furono arrivati, salirono al piano superiore della casa dove abitavano». Non abbiamo nessuna notizia certa per quanto riguarda questa sala al piano superiore dove si riunivano abitualmente i discepoli di Gesù. Sicuramente si tratta di una sala ampia di una casa signorile, destinata ai ricevimenti e ai banchetti, dove era possibile radunare insieme molte persone (cfr. At 20,8). Più tardi si identificò questa sala con quella dove Gesù celebrò la cena (cfr. Lc 22,11-12); si potrebbe anche pensare alla casa di Maria, madre di Giovanni-Marco, in cui solevano riunirsi i primi discepoli (At 12,12). Sembra comunque più naturale pensare a una abitazione già da tempo familiare ai discepoli di Gesù, e precisamente fin dai giorni in cui essi solevano soggiornare con lui a Gerusalemme. È lecito immaginare infatti che proprio in questo luogo Pietro e Giovanni abbiano preparato la Pasqua secondo le istruzioni del Signore e vi abbiano celebrato l’ultima memorabile cena insieme con lui (cfr. Lc 22,8 ss).
Al di là di tutto, è importante scorgere in questo cenacolo un simbolo del legame storico che unisce i due tempi della Chiesa: quello che precedette e quello che seguì alla Pasqua di risurrezione: il primo memore del ricordo dei momenti e dei segni vissuti con il Maestro, il secondo tutto intento a riviere nell’intimità della propria fede comunitaria la vita nuova che il Risorto aveva promesso ai suoi amici. Questo luogo, dunque, comunemente chiamato cenacolo, diventa la casa destinata a servire in seguito come punto d’incontro della comunità cristiana in sviluppo (cfr. At 2,1.46; 12,12 ss), luogo di adunanze liturgiche e dove si compiranno speciali rivelazioni (cfr. Mt 6,6; 24,26; Lc 12,3), come capito allo stesso Pietro che mentre se ne stava ritirato a pregare in un cenacolo (At 10,9 ss.) ricevette da Dio il comando di iniziare la sua missione tra i pagani.
«Ecco i nomi degli Apostoli: Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Taddeo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone che era stato del partito degli zeloti, e Giuda figlio di Giacomo». Gli undici nomi degli Apostoli che Luca enumera qui sono uguali a quelli da lui riportati nella lista contenuta nelle pagine del suo Vangelo (cfr. Lc 6,14-16), tanto che possiamo affermare che essi formano una comunità che continua quella pre-pasquale. Infatti, se prima della Pasqua di risurrezione gli Apostoli costituiscono lo speciale seguito di Gesù, ora essi compaiono ormai come uomini ai quali il Risorto ha affidato i pieni poteri e una missione da compiere con la vita: essi sono quindi responsabili dell’opera di salvezza che la Chiesa deve realizzare nel mondo.Confrontando la lista presentata negli Atti con quella precedentemente riportata nel Vangelo possiamo notare alcune piccole differenze: la prima cosa di cui ci accorgiamo immediatamente è il posto preminente di Giovanni, collocato accanto a Pietro. La cosa corrisponde esattamente anche alle notizie offerte dal Vangelo circa la familiarità che univa particolarmente i due Apostoli (cfr. Lc 22,8; Gv 13,23 ss; 18,13; 20,2 ss; 21,20 ss); ed è ciò che gli Atti attestano di loro (cfr. At 3,1 ss.; 4,13; 8,14); manca il dodicesimo apostolo, per cui si renderà necessaria tra poco l’elezione di Mattia (1,15 ss).
v. 14
«Erano tutti concordi, e si riunivano regolarmente per la preghiera con le donne, con Maria, la madre di Gesù, e con i suoi fratelli». Lungo il racconto degli Atti, questo quadro ci sarà posto dinanzi a ogni piè sospinto (cfr. At 1,24 ss; 2,42; 4,24 ss; 12,3.12; 13,2; 20,36), poiché nella sua costante preghiera la comunità intendeva ispirarsi all’esempio e al comandamento dato dal Signore. Ed anche le lettere di san Paolo costituiscono una preziosa testimonianza circa la potenza spirituale della comunità raccolta in preghiera (cfr. Rm 1,9 s; 8,26 s; 1Cor 11,2 ss; 14,12 ss; 2Cor 1,11; 9,14; Ef 3,14 ss; 3,18 ss; Fl 1,3 ss; Col 1,3.9; 1Ts 1,2 s). Come nessun altro evangelista, lo stesso Luca insiste per ben venticinque volte sulla necessità della preghiera comunitaria affinché il cristiano, nell’esperienza delle grandi opere di Dio, lo lodi con gratitudine e, nelle difficoltà del tempo, rimanga unito a lui. Infatti, il cammino cristiano è sempre un cammino di preghiera.
Nel nostro brano, poi, si parla della comunità che per realizzare l’unità dei cuori (At 1,14) si riunisce frequentemente per la lode e la benedizione di Dio nel tempio (cfr. Lc 24,53), in attesa dello Spirito (At 2,2,). Essendo queste le condizioni perché una preghiera sia ascoltata, Dio non potrà mai esaudire le invocazioni di una comunità divisa da rancori e rivalità. Perché Dio passi dall’ascolto all’esaudimento delle nostre preghiere occorre che anche noi passiamo da una preghiera fatta solo di armonia di voci (cfr. Mt 18,19-20) ad un tipo di preghiera che esprima visibilmente l’identità di cuori (At 1,14). Infatti, diventanti un cuor solo, i cristiani frequentavano il tempio (At 2,46), invocavano il Signore nel momento della persecuzione (At 4,24), si ritrovavano nel portico di Salomone (At 5,12), e, di fronte a gruppi di persone che si univano alla comunità per operare il male (cfr. At 7,57; 12,20; 18,12; 19,29), l’autentica vita di fede diffondeva tra i fratelli la concordia invincibile.
Questi accenni su un ruolo attivo della donna, rivoluzionario per quei tempi, base per un rapporto di pari dignità con l’uomo, valido per tutti i tempi, debbono essere tenuti presenti per comprendere la sintetica affermazione di Luca: con gli Apostoli, assidue e concordi nella preghiera c’erano anche del donne (At 1,14). ]
-» Tra le donne spicca giustamente la figura di Maria, designata col suo titolo più nobile, la Madre di Gesù. È da lei che ha origine il Gesù storico, e con lei che ha inizio il Cristo mistico, la Chiesa: nessuna comunità può nascere e svilupparsi senza Maria. Essa apparteneva al gruppo dei fedeli che erano destinati a partecipare all’imminente evento del giorno di Pentecoste e il suo nome si staglia fra quelli di tutte le altre donne in questo primo inizio della Chiesa. Già in tale fatto ci è dato di scorgere la posizione tutta speciale riservata nel Nuovo Testamento alla Madre di Gesù dal popolo di Dio: è madre di Cristo e madre delle membra di Cristo (1Cor 12,27), è madre di Cristo e madre della Chiesa.
-» Infine, per quanto riguarda l’espressione i fratelli di Gesù, bisogna ricordarsi che il termine fratello non va inteso in senso stretto, come abitualmente si fa nella lingua moderna; il linguaggio biblico in genere, basandosi sul diritto familiare vigente presso gli orientali, mostra che il concetto di «fratello» e di «sorella» può designare tutti i gradi di parentela e di consanguineità. Abbiamo buone ragioni, quindi, per vedere nei «fratelli» qui nominati, dei parenti di Gesù, i quali, già prima della risurrezione, erano venuti ad aggiungersi alla schiera dei discepoli.
MEDITAZIONE
Durante i prossimi giorni metti la tua vita in relazione con il testo che hai letto sia personalmene sia insieme alla tua comunità ecclesiale.
Il tuo personale e rinnovato incontro con la Pagina sacra ha lo scopo di aiutarti ad ascoltare in profondità quello che lo Spirito santo sta dicendo a te in questo periodo o situazione della tua vita; che cosa lo stesso Spirito del Risorto sta vivificando in te per lo sviluppo integrale della tua persona; che cosa sempre lo Spirito di Dio suggerisce a te e alla tua Comunità di vivere e di fare per edificare grono dopo giorno il Regno amato di Dio.
Nelle tue relazioni personali il Signore ti consola, ti esorta, ti orienta e ti rallegra dentro il cammino della Chiesa del Risorto.
Spunti per la riflessione personale
1.
Dall’esperienza spirituale del monte degli Ulivi anch’io sono spinto dal comando del Signore a raggiungere Gerusalemme, la città dove riprendere la vita ordinaria. Quali doni ricevo quando faccio una forte esperienza di Dio? Che cosa rimane nella mia vita quotidiana? Quali aspetti della mia persona riesco a cambiare ogni giorno?
2.
Ritornare a Gerusalemme, la città di Dio, comporta la fatica di compiere un cammino. Su che cosa sento ancora il bisogno di camminare? Come avvicinarmi sempre di più al luogo in cui farò esperienza di Dio? Quale luogo di comunione – il cenacolo – sento di dover abitare?
3.
Nel cenacolo si radunano i discepoli del Signore, con i loro nomi, con i loro volti, con le loro storie… Ho un rapporto familiare con coloro che seguono come me il Signore Gesù? Qual è la qualità dei rapporti all’interno della mia Comunità? Sono consapevole che dietro ai nomi e ai volti dei miei fratelli e delle mie sorelle c’è una chiamata/progetto di Dio?
Spunti per la condivisione spirituale in Famiglia o nel Gruppo, secondo il metodo della “Conversazione nello Spirito”
1.
Gli Apostoli si riuniscono nel Cenacolo, simbolo della profonda intimità che hanno vissuto con Gesù. Se per Cenacolo intendiamo sia la Chiesa intera sia la nostra stessa casa, chiediamoci se davvero oggi questi luoghi sono capaci di esprimere l’intimità dei credenti in Gesù? Le nostre case, le nostre famiglie, testimoniano con coraggio e rispetto la propria fede nel Signore, diventando così strumenti di evangelizzazione? Chi è stato ospitato nelle nostre case ci ricorda come una famiglia abitata dalla presenza del Signore?
2.
Luca sottolinea che la preghiera della prima comunità cristiana si caratterizzava per l’unità dei cuori. Chiediamoci in che modo si qualifica la preghiera della nostra Comunità? Come possiamo superare l’unità delle voci per raggiungere l’unità dei cuori? Come vincere la tentazione di presentarci davanti al Signore per pregare con e per i nostri fratelli quando prima abbiamo magari detto male di loro?
3.
La presenza delle donne nel Cenacolo è la conseguenza del rapporto che Gesù ha avuto con loro. La nostra Comunità è capace di valorizzare la femminilità presente in essa? Con quali doni le donne possono arricchire la nostra Comunità? Sull’esempio delle donne presentateci dagli Atti, come valorizzare di più quelle figure femminili che meglio di tutti vivono con intensità il loro servizio per l’evangelizzazione?
LODE PERSONALE
È il tuo intimo momento per ringraziare Dio per ogni cosa, rivolgendo a Lui una preghiera che sgorghi dalla Parola che hai letto e meditato e che ti disponga a fidarti e a ubbidire con generosità di vita alla voce dello Spirito del Signore Risorto.
PREGHIERA COMUNITARIA
A conclusione del tuo intimo momento di lode persoale, unisciti ai tuoi fratelli e alle tue sorelle per elevare al Signore una preghiera condivisa nella fede e nell’amore affinché il Rigno di Dio sia incontrato e abbracciato da tanti cercatori di Dio, sempre tuoi compagni di viaggio lungo le vie del mondo.
Preghiera 1
O Maria,
Tu che hai vissuto nell’intimità del Padre,
del Figlio e dello Spirito santo,
Tu che hai dato carne ai Verbo di Dio,
che hai avuto l’esperienza di vita familiare a Nazareth,
Tu che hai partecipato con gli Apostoli
alla nascita della Chiesa:
resta con noi.
Resta con noi
per educarci alla vera profezia,
alla vera preghiera, al vero servizio.
Fa’ delle nostre Comunità
luoghi di vita e di verità, di carità e di pace,
di coraggio e di speranza.
Aiutaci ad essere testimoni del Tuo Figlio Risorto:
mantienici fedeli al suo Vangelo d’amore.
Te lo chiediamo per il Cristo, Tuo Figlio. Amen.
Preghiera 2
(testo di Giovanni Nicotra)
Grazie Gesù,
perché ci chiami come i discepoli,
a due a due
nell’edificazione della tua Chiesa!
Aiutaci ad essere sempre noi stessi,
sostienici nel custodire l’unicità delle nostre persone,
affinché ognuno di noi possa essere radice
di una comunità dove Gesù è vivo, Risorto!
Gesù, dona a ciascuno di noi quello spazio intimo,
il luogo dell’incontro, il luogo dell’accoglienza,
dove possiamo essere piccole comunità in dialogo con Dio!
Ti preghiamo Gesù,
fa che in ciascuno di noi
rimanga accesa la fiammella della passione,
la tua passione in noi chiama, coinvolge, trascina,
è testimonianza viva per chi ci cammina accanto!
Lode a te Gesù!
IMPEGNO DI VITA CRISTIANA
È il momento di metterti in moto, di agire in conseguenza di quanto hai ascoltato, per produrre nella tua vita frutti di Vangelo.
