don sergio carettoniblog curato personalmente dall'autore

Negli abbracci del cuore

martedì
quinta settimana di quaresima

Le vere amicizie hanno e vivono una coniugazione al plurale, dove le singole persone non pensano solo al proprio tornaconto affettivo, e l’uso che ciascuno fa dei verbi non riguarda solo se stesso e il suo mondo, ma mondi e spazi, personalità e storie condivise assieme.
La bellezza di una storia amicale sta proprio nella pluralità della sua forza, là dove l’impegno di restarsene lontano dalla rischiosa tentazione di ingabbiare l’altro, e alla fine se stessi, diventa in ciascuno legge di rispetto e di vero amore.
Anche se nell’amicizia la libertà la si concepisce e la si partorisce dentro il recinto degli abbracci, sappiamo per esperienza quanto sia salutare uscire poi dai recinti stessi, per crescere via via nella capacità di apertura e di accoglienza nella propria storia di amicizia con l’infinito del mondo.
Ogniqualvolta l’amore viene rinchiuso in spazi angusti di relazione, in legami di reciproca dipendenza, per istinto di sopravvivenza l’amore reagisce, si scrolla di dosso qualsiasi monile di possesso, prende le distanze dalle fagocitanti forze centripete dell’altra persona e fugge verso nuovi spazi e dimensioni libere di umanità.
Se infiniti possono essere i recinti per gli abbracci, con il pericolo che si tramutino in gabbie amicali, in quotidiane relazioni di mutua e grigia dipendenza, in amore – perché non si può dimenticare che l’amicizia rientra tra le casistiche dell’amore –, in amore due sono le garanzie di sicurezza e di autenticità: la reciproca libertà delle menti e dei cuori, e la gratuita auto elevazione dell’una e dell’altra persona.
Tutti si sentono vivi così, sia in amore sia in una storia d’amicizia, se davvero colgono se stessi dentro una relazione speciale, dove il valore più grande resta sempre quello di stimolare la persona amica/amata a vivere e ad amare il bello del mondo, il valore della propria oblatività per il bene di tante altre persone, la libertà di mettere in gioco le proprie capacità virtuose, perché altri possano a loro volta imparare il valore e la luminosità di un’amicizia vera.
Rispettando la naturale legge del doppio senso di marcia, cioè dell’andare e del venire, dell’entrare e dell’uscire, l’amicizia è sempre un partire da se stessi per andare verso chi accende in noi l’interesse di un incontro e l’oblativo scambio di sentimenti e di emozioni. Amicizia è anche accogliere alla porta della propria mente e del proprio cuore chi viene a bussare, a cercare, a chiedere l’attenzione di uno sguardo, la condivisione di un’esperienza, il dono di un sentimento, la coperta di un’emozione.
Amicizia è abitare ovunque l’oltre di se stessi, nello sforzo del proprio cuore di abbracciare l’Infinito di ogni esistere.

Liturgia della Parola:
Nm 21,4-9
Sal 101
Gv 8,21-30

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